domenica 27 dicembre 2015

CINQUE ANGELI PER ACCOMPAGNARCI DURANTE L'ANNO

5 Angeli per accompagnarci durante l’anno:

- L’angelo dell’impulsività;
- L’angelo del rischio;
- L’angelo dell’apertura;
- L’angelo della lentezza;
- L’angelo del cambiamento.

Cosa significano questi nomi?

“Praticamente ad ogni angelo è stato associato un atteggiamento da coltivare durante l’anno nuovo; sono stati scelti atteggiamenti che dovrebbe-ro caratterizzare la nostra vita. Ovviamente non possono essere stati rappre-sentati tutti gli atteggiamenti né tutti gli atteggiamenti possono qualificare contemporaneamente la nostra vita; ecco perché, se nel corso dell’Anno riu-scissimo a praticare anche uno solo di questi atteggiamenti descritti dall’Angelo che ci è stato “mandato”, esso poi produrrà i suoi effetti su tutta la nostra vita…e in noi nascerà qualcosa di nuovo!”



Gli atteggiamenti

Un atteggiamento ci sostiene nel mezzo dell’instabilità della nostra vita. Nel nostro libretto lo facciamo corrispondere a ciò che in passato si chiamava “virtù”. Se pensiamo all’etimologia tedesca del termine virtù – da Tugend (= virtù), che deriva a sua volta dal verbo taugen (= valere, essere adatto a) – scopriremo che se riusciamo ad esercitare una virtù, la nostra vi-ta varrà, riuscirà.
In latino il termine “virtù” deriva da “virtus”, che allude al tempo stesso alla “forza” e alla “saldezza” con cui ci si sa collocare nella vita. Nel-la virtù c’è una forza che è in grado di trasformare la nostra vita. Per i greci, invece, “virtù” si diceva aretē, ossia “il modo di essere dell’uomo nobile e colto” (cfr. Anselm Grün, “50 angeli per accompagnarti durante l’anno – breve trattato di spiritualità quotidiana”; Queriniana, 2000, p. 6).


L’angelo dell’impulsività

“Il termine impulsività lascia un po’ perplessi”. Soprattutto viene da domandarsi che cosa c’entri un “angelo” con l’impulsività. Poiché general-mente a questa parola si associa un atteggiamento poco riflessivo e quindi poco prudente, virtuoso. Invece, soprattutto chi è abituato ad avere un certo autocontrollo…ha bisogno di coltivare questo atteggiamento! Essere “im-pulsivi”, nel nostro contesto, significa lasciare da parte il ruolo che si ha normalmente, deporre la maschera, manifestare anche esteriormente la vita-lità che si ha dentro. Quando diciamo che una persona è impulsiva, definia-mo quella persona…prepotente: una che va oltre il normale stato d’animo (in tedesco Mut = tendenza, aspirazione, abitudine, usanza). La persona im-pulsiva, quindi, non vive solamente secondo l’usanza e la norma generale, ma vive anche da dentro di se stessa, mossa dalle sue tendenze: ha un cuore che trabocca di gioia e vitalità.



Tu non devi guardare sempre a ciò che gli altri pensano di te o se ciò che fai corrisponde alle altrui aspettative…puoi affidarti a te stesso e al tuo cuore, al tuo animo! Se sei una persona “disciplinata”…puoi chiedere all’angelo dell’impulsività di condurti alla libertà. L’ “impulsività” è la li-bertà da qualsiasi considerazione rispetto alle aspettative degli altri. Possa l’angelo dell’impulsività darti sempre il coraggio di fidarti della tua vitali-tà!” (ibid., pp. 25-28; 3. l’angelo dell’impulsività).
L’angelo del rischio

“Molti ritengono che la cosa più importante sia non commettere er-rori: non sbagliare mai. Allora…non si corre alcun pericolo, non si è mai criticati, la vita ha successo…in realtà, chi non vuol assolutamente fare nes-sun errore, sbaglia tutto. Siccome non osa nulla, non corre alcun rischio. Così, però, non può neppure nascere nulla di nuovo. Nessuno rischia più…se lo facesse, diventerebbe attaccabile. Infatti, potrebbe anche andar male e sarebbe la catastrofe! Molti hanno paura di non riuscire a sopravvi-vere alla sconfitta…Siamo talmente vincolati al riconoscimento degli altri che non ci affidiamo più al nostro fiuto e non rischiamo più nulla. La psico-logia dice che la mancanza di questa “capacità” ha a che fare con la man-canza di padri propria della nostra società.
Il padre, normalmente, è colui che ci rafforza la colonna vertebrale, che ci dà il coraggio di osare qualcosa, di affrontare un rischio. Se manca questa esperienza del padre che ci rafforza la colonna…allora abbiamo bisogno di un “sostituto” della spina dorsale. Ecco, allora, l’ideologia, la norma fissa dietro la quale ci si trincera. Tutto deve restare come prima. Non si vogliono fare esperimenti. Si va sul sicuro. Non ci si consente di pensare il nuovo, meno che meno di fare il nuovo (infatti non c’è nessuna garanzia che il “nuovo” riesca!). Usciamo da questo nostro vicolo cieco solamente se osiamo qualcosa, se rischiamo di fare anche qualche errore. Ti auguro che l’angelo del rischio ti incoraggi ad osare la tua vita e a rischiare nuove strade per te e per le persone che ti stanno attorno. L’angelo del rischio ti irrobustisca la colonna vertebrale, affinché tu sia libero di affidarti ai tuoi impulsi interiori, senza aver bisogno di assicurarti da ogni parte” (ibid., pp. 70-73; 12. l’angelo del rischio).

L’angelo dell’apertura



“Molte persone si sono chiuse in loro stesse: si sono messe attorno un carro armato di modo che nessuno le riesca ad avvicinare, si sono nasco-ste dietro ad una maschera, per paura che qualcuno possa scoprire il loro ve-ro volto. L’angelo dell’apertura ti vorrebbe aprire al mistero dell’incontro! Tu riesci ad incontrare un altro, solamente se sei aperto a lui, se apri il tuo cuore e lo lasci entrare in te. L’apertura nel rapporto con gli altri è anche schiettezza e franchezza. Se uno dice apertamente ad un altro ciò che pensa, l’altro sa con chi ha a che fare. Queste persone aperte diventano per noi una benedizione. Non parleranno di noi dietro le nostre spalle e stando loro vici-ni, anche noi possiamo aprirci. La loro schiettezza, infatti, è benefica. An-che quando ci dicono qualcosa di sgradito, sappiamo che le loro intenzioni su di noi sono buone. Appaiono come sono. Si fidano a dirci la verità perché si sentono libere, non sono dipendenti dal nostro consenso. L’angelo dell’apertura ti doni una schiettezza di questo tipo, di modo che tu possa an-che dire all’altro, con libertà interiore, ciò che avverti nel tuo cuore (natu-ralmente una simile franchezza ha bisogno anche di intelligenza e sensibili-tà!). L’angelo dell’apertura ti apra anche al futuro, a ciò che il Signore ha in mente per te…qualcuno si è talmente assestato nella vita, da non essere più aperto al nuovo che Dio si aspetta da lui. Tu non devi essere rigido, ma a-perto per tutte le nuove opportunità che Dio ti vuole dare. Quest’apertura appare nella disponibilità ad accogliere nuove idee, a imparare nuovi modi di comportamento, ad accettare sfide sempre nuove in famiglia, in comuni-tà, sul lavoro, nella società… le persone aperte sono disposte ad imparare sempre cose nuove nella loro professione, ad avventurarsi in nuove tecni-che, a tollerare nuovi sviluppi. Le persone aperte restano vive e deste” (ibid., pp. 110-114; 21. l’angelo dell’apertura).

L’angelo della lentezza



“L’angelo della lentezza…ci ricorda la ‘quiete’ celeste. Oggi i nervi dell’uomo contemporaneo sono scoperti per il continuo stress. Anche le nostre anime ne ricevono danno e soffrono per la febbrilità, per la tendenza spietata ad economizzare il tempo. Se tutto deve svolgersi sempre più in fretta, se si deve risparmiare ogni minuto nello svolgimento del lavoro, se non ci possono essere più pause, se tutto si svolge con accelerazione sempre maggiore…c’è urgente bisogno di un contrappeso: la scoperta della LENTEZZA e della quiete. Pensiamo ad una pantera in gabbia: ammiriamo la solennità e la lentezza dei suoi movimenti. Sappiamo che il momento do-po può gettarsi sulla preda con velocità incredibile, ma non c’è fretta. C’è tempo.Per noi…il tempo è denaro. Siamo sempre di corsa, ma dove corria-mo? Siamo diventati vittime della nostra frenesia. Ed essa si potrebbe insi-nuare anche nel nostro “tempo libero”. Bisogna esercitare l’ “ozio” di cui parlava una poetessa dicendo che esso “è il padre di ogni amore” (Ingeborg Bachmann): ogni giorno dobbiamo imparare ad andare adagio, avere consa-pevolezza di ogni passo, non farci spingere da nulla…tutto ciò ci permette di stare completamente nel momento presente, ci porta ad avere esperienze intense e pace interiore. La lentezza ha una sua bellezza. Proviamo a impu-gnare le cose lentamente, camminiamo lentamente. Prendiamoci il tempo per un colloquio, il tempo per mangiare con calma. Mangiamo lentamente e con consapevolezza. Voglia l’angelo della lentezza introdurti nell’arte di ‘essere’, di vivere intensamente. Prova a prendere in mano, lentamente e con consapevolezza, la tua vita. Alla sera svestiti lentamente: diventerà un simbolo e capirai come deporre anche i tuoi vestiti può trasformarsi in de-porre la tua giornata con la sua pena. E al mattino…vestiti lentamente. Il sa-cerdote, mentre indossa i paramenti per la Messa, dice: “Mi vesto degli abiti della salvezza”. E loda il tuo signore col salmista: “Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio” (Sl 139). L’angelo della lentezza ti introduca in una vita consapevole e ti inizi nell’arte di celebrare la tua vita come una conti-nua festa” (ibid., pp. 177-181; 36. l’angelo della lentezza).

L’angelo del cambiamento

Gli angeli si presentano con abiti diversi. Padroneggiano l’arte del cambiamento. Si trasformano in una persona che ci accompagna lungo la strada, in un medico che ci guarisce, in un terapeuta che ci aiuta, in un sa-cerdote che ci libera dalle nostre colpe col perdono di Dio. Talvolta è la tua amica a dirti una parola che immerge tutto in una luce nuova, a volte è un bambino che ti guarda e ti indicano quanto siano insignificanti i problemi in cui ti dibatti. Gli angeli sono artisti del cambiamento, ma l’angelo del cam-biamento ti potrebbe introdurre…nel mistero del TUO cambiamento! Se vuoi restare vivo, devi continuamente cambiare. Sono molti a pensare di dover cambiare…ma il cambiamento comporta spesso molta durezza e di-sapprovazione nei confronti di se stessi.

“Io devo cambiare, perché non vado bene come sono”. L’angelo del cam-biamento, invece, vorrebbe farti capire esattamente il contrario: tutto, in te, è buono. Tutto ciò che è in te, e che è buono, può restare in te. Tutto quello che si trova in te ha un suo senso, ma ha anche bisogno di cambiamento. Per esempio, la tua paura è buona. La tua rabbia è buona. La tua paura e la tua rabbia hanno bisogno del loro “spazio” e della tua riflessione…se dai loro spazio e rifletti su di esse, possono tramutarsi in vitalità nuova. Questo ti in-dica che non devi spaventarti di ciò che è in te. Anche in te tutto può cam-biare. Prendiamo un’immagine. L’immagine del tesoro. Là dove c’è il tuo problema principale, là dove tu soffri enormemente in te stesso, là dove sei malato, lì c’è anche il tuo tesoro. Lì tu puoi entrare in contatto col tuo vero essere. Tutto in te ha un senso. Ad es. non ti devi negare per il fatto che sei sempre scontento e adirato…chiediti, piuttosto, a quale TESORO ti vorreb-bero rimandare questi sentimenti. E una volta che tu l’hai ricuperato, questi sentimenti si trasformano. E sei in pace e contento perché…il “cane rin-ghioso” (i tuoi sentimenti che tu giudicavi negativi), ha attirato la tua atten-zione sul tesoro nascosto (e che sta in te). Possa l’angelo del cambiamento darti il coraggio di osservare con occhio mite tutto ciò che è in te, perché è tutto materiale che potrebbe trasformarsi, finché la tua genuina immagine non risplenderà in te più limpida che mai!” (ibid., pp. 138-142; 27. l’angelo del cambiamento).

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