venerdì 29 maggio 2015

LASCIAMO ANDARE CON AMORE CHI CI HA LASCIATO Maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov

LASCIAMO ANDARE CON AMORE CHI CI HA LASCIATO
Maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov
Nel momento in cui l’uomo muore, le porte della terra si chiudono dietro di lui; egli si trova impegnato in un’altra corrente e non ha il diritto di ritornare indietro. Ecco perché non è bene evocare i morti: perché si impedisce loro di evolvere. Bisogna pregare per loro, bisogna inviare loro luce affinché evolvano, affinché si liberino, ma non bisogna aggrapparsi a loro per trattenerli, e soprattutto non bisogna cercare di ricondurli verso la terra.
i morti che hanno vissuto sulla terra da grandi spiriti, non amano essere disturbati per soddisfare la curiosità dei vivi: essi si sentono talmente lontani dalle preoccupazioni terrene, così meschine e limitate! Certo, non li hanno dimenticati, accettano di aiutarli, ma in una forma diversa. Naturalmente la maggioranza degli esseri umani, quando abbandonano la terra, non vengono immediatamente liberati dagli attaccamenti terrestri: rimangono legati ai loro parenti, ai loro amici (oppure anche ai loro nemici !), a luoghi, a possedimenti e, se non sono hanno sufficientemente evoluti, se non hanno ancora nel loro cuore e nella loro anima il desiderio di scoprire altre dimensioni e andare verso Dio, girano attorno a quegli esseri, a quelle case e a quegli oggetti. Sono delle anime erranti che soffrono e che non possono ancora svincolarsi, a meno che degli spiriti luminosi non vengano ad aiutarli. Invece, coloro che già sulla terra sono vissuti nell’amore, nella luce e nelle virtù, abbandonano molto rapidamente il loro corpo e prendono il volo verso mondi sublimi, dove navigano nella felicità e nella gioia. Da là possono inviare correnti benefiche a tutti coloro che hanno lasciato in basso per aiutarli e proteggerli, ma non ritornano mai verso di loro, mai scendono come molti immaginano. Dal momento che sono morti, sono molto lontani dalla terra e non ritornano.

martedì 26 maggio 2015

LA REINCARNAZIONE ED IL SUO MECCANISMO

La Reincarnazione e il suo meccanismo
Si può credere o meno nella reincarnazione.
Però se non ci si crede, si perde quella parte di spiegazioni che giustificano il mondo, così come lo osserviamo, che rendono ragione alle apparenti ingiustizie e alla sofferenza dei più.

Personalmente ritengo l'idea della reincarnazione, la migliore spiegazione che mi possa riconciliare con un Dio che non conosco, e che dia un senso alla breve vita di una creatura.
Infatti, secondo questa teoria, l'evoluzione di ogni individuo avviene attraverso molte incarnazioni che gli permettono di capire un aspetto particolare della Realtà diversamente non sperimentabile.

Anche se ci si vuole credere, nessuno di noi può avere la pretesa di comprendere il suo meccanismo, se non per principi generali, i quali derivano dalla logica di quello che si osserva; cioè dai movimenti di una natura in evoluzione, ed anche da antiche saggezze, che in mille linguaggi ci allargano il senso dell'esistenza e ci indicano una...possibilità.

Ci viene detto che la morte è una trasformazione, una tappa fondamentale per poter rinnovare la struttura animica che ci ha consentito di sperimentare un aspetto della vita e della realtà.
Succede che dopo la morte e prima della nuova incarnazione, l'individuo esprime e interiorizza ciò che ha imparato sulla terra.
L'aldilà, allora, deve essere inteso come un momento di sintesi, di realizzazione completa di ciò che si è compreso, e una specie di completamento di quello che sono stati i rapporti interrotti, male gestiti o frustrati dagli eventi.
Vivendo tutto questo, realizzando e sciogliendo i propri desideri, l'individuo fa diventare queste cose, parte indissolubile della prorpia coscienza, la quale acquisisce nuove prospettive e nuove tensioni evolutive.

Dunque, quando l'individuo ha esplorato tutti i piani di esistenza, che la sua sensibilità e conoscenza gli hanno permesso, si trova davanti a un ulteriore livello che però intuisce, ma non comprende.
Questa presa di consapevolezza gli crea la necessità e il bisogno di conoscere e capire, e questi gli inducono il desiderio di incarnarsi per poter successivamente, proseguire ancora più in alto.

Dopo la nuova incarnazione, infatti, ripeterà quel percorso, vivendo situazioni sempre più raffinate fino ad arrivare là dove precedentemente si era dovuto fermare; ma questa volta procede oltre, fino a dove ancora, troverà qualcosa di "inconoscibile" che lo indurrà di nuovo a reincarnarsi per acquisire quegli strumenti che gli permetteranno di conoscerlo.

Questo ciclo di incarnazioni porterà a maturare una coscienza tale che, ad un certo punto l'individuo si accorgerà che non ha più bisogno di ritornare a reincarnarsi, ma è in grado di proseguire autonomamente la sua evoluzione, in piena consapevolezza e coscienza.

L'evoluzione continua, dunque, con modalità e ampiezza che non è facile descrivere.
L'obbiettivo, comunque, è la sensazione di essere un tutt'uno col Cosmo, e, poi, ancora oltre... verso ciò che non possiamo nè capire nè immaginare, che è l'Assoluto, Dio.

E' possibile tutto questo?
Per quanto si possa negare o accettare, rimane un fatto di fede, sia nella negazione che nell'accettazione. Però, se si accetta, questa ipotesi ha il vantaggio di avere dei presupposti di buon senso, e che non tradiscono nè quello che ci indica la logica, nè quello che ci suggerisce il cuore.

Umberto Ridi:
http://www.facebook.com/notes/umberto-ridi/la-reincarnazione/429447306778#!/note.php?note_id=188825581778&comments


CONDIVISO DA http://www.esoterismoemisteri.com/il_meccanismo_della_reincarnazione.html

lunedì 25 maggio 2015

CINQUE MODI PER INVOCARE GLI ANGELI

CINQUE MODI PER INVOCARE GLI ANGELI


DI IASOS




1. CHIEDERE/INVOCARE/INVITARE

Secondo la legge universale, per rispetto alla libera volontà, gli esseri
che esistono in una certa dimensione non possono aiutare gli esseri di
un'altra dimensione, a meno che non ci sia una richiesta di aiuto specifica.

Pertanto, gli angeli possono fare assai poco per noi, a meno che non li
invochiamo, ossia chiediamo loro di aiutarci. Quando si richiede l'aiuto
degli angeli, si apre letteralmente la propria diga per essere inondati
dalla loro gloriosa luce!

Se volete invocare un angelo in particolare, il "protocollo cosmico"
consiste nel chamarlo tre volte di seguito. Ciò aiuta l'angelo che state
chiamando a distinguere se stavate solo pensando a lui, o volevate davvero
richiamare la sua attenzione. Questo "protocollo cosmico" è valido,
comunque, per contattare qualsiasi essere proveniente da dimensioni
superiori alla nostra.


2. RILASSAMENTO PER UNA CHIARA RICEZIONE

L'agitazione a livello emozionale disturba la ricezione interna, così come
l'energia statica disturba la ricezione di una stazione radio. Più le
emozioni sono tranquille e più chiaramente si possono ricevere le
comunicazioni provenienti dalla propria interiorità.

Quando le emozioni raggiungono uno stato di estrema calma, divengono come un
lago dalla superficie trasparente, o come il vetro liscio di una finestra,
consentendo così il passaggio delle informazioni con una distorsione minima.
Più siete tranquilli emotivamente e più la vostra "percezione interna"
risulta chiara. E più è chiara la vostra percezione interna e maggiormente
dettagliato sarà il modo in cui percepirete le entità angeliche.


3. SENTIRE CON IL CUORE

Anche se gli angeli, in rarissime occasioni, si rendono visibili ai sensi
fisici (ossia agli occhi e alle orecchie), questo non è certo il loro modo
abituale di agire. Per questo, è necessario imparare ad escludere i sensi
esterni ed a rivolgere la propria attenzione ad un canale completamente
diverso attraverso cui ricevere informazioni: i propri sensi interni.

Mi piace definire questa tecnica "sentire con il cuore", benché altri
possano preferire definirla, invece, sensazione viscerale, o intuito.
Provate a sentire gli angeli con il vostro cuore, piuttosto che con la mente
e con i vostri sensi esterni. Come in ogni altra cosa, la pratica vi aiuterà
a migliorare in questo.


4. "PAGARE" GLI ANGELI CON L'AMORE

Per quanto possa sembrarvi strano, è possibile "pagare" gli angeli, affinché
interagiscano maggiormente con voi. Purché, naturalmente, sappiate farlo con
una "valuta" che loro considerano preziosa (OK, diciamo pure che è
possibile, in un certo senso, "allettare" gli angeli, facendo sì che
interagiscano con voi con maggiore entusiasmo). Si tratta di una valuta che
per loro vale quanto per noi valgono i biglietti da 100 euro. E qual è
questa valuta? L'amore, naturalmente! E l'apprezzamento amorevole.

In un certo senso, per un angelo ricevere amore è qualcosa di paragonabile a
ciò che per voi vuol dire ricevere un assegno molto sostanzioso! Questo,
perché il loro gioco preferito è evolvere, e il fatto di ricevere più amore
da altri esseri li fa immediatamente evolvere di più! L'amore, in effetti,
amplia la loro aura, aumenta la loro personale luminosità ed accelera la
loro evoluzione. Quindi, perché non pagarli in anticipo? Mandate loro più
amore e più apprezzamento che potete, e soltanto dopo chiedete loro di
interagire con voi!


5. ARMONIA NELL'AURA E NELL'AMBIENTE DOMESTICO

Fate attenzione a ciò che provate quando entrate per la prima volta in una
casa: talvolta l'ambiente vi mette a disagio, o vi sembra oppressiovo e
volete andarvene subito; in altre case, invece, sentite un'energia stupenda
e volete rimanere.

Gli angeli provano sensazioni analoghe quando interagiscono con gli esseri
umani. Se viene richiesto loro di prestare il loro aiuto in un ambiente dove
ci sono delle energie disarmoniche, lo faranno senz'altro, ma cercheranno di
rimanere in quell'ambiente il meno possibile.

Invece, se trovano un posto dalle "vibrazioni paradisiache" sulla Terra
tenderanno a rimanervi, perché questo dà loro una buona sensazione.
Pertanto, se volete che gli angeli si fermino di più nella vostra casa,
fatela diventare una sorta di oasi per loro.

Fate in modo che le radiazioni emesse dalla vostra aura siano sempre piene
di pace, di armonia e d'amore. Circondatevi di oggetti belli, di musica
melodiosa, di profumi delicati. Create insomma, un ambiente tranquillo, con
anche delle piante, dove regni l'armonia in tutte le sue forme. E, cosa
ancor più importante, fate sì che nella vostra casa ci siano costanti
vibrazioni d'amore! E infine, gioite del meraviglioso rapporto con i vostri
amici angelici!


CONDIVISO DA http://www.amadeux.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=4433

LA LUCE COSMICA Omraam Mikhael Aivanhov

 I MAESTRI E I MESSAGGI LA LUCE COSMICA
LA LUCE COSMICA


Ora… uno dei migliori esercizi che possa consigliarvi, `e quello di abituarvi  ogni giorno, più volte al giorno, a respirare la luce. Sceglietevi un luogo tranquillo  dove nessuno vi possa disturbare, mettetevi in una posizione comoda e respirate:  inspirate immaginando di attirare la luce cosmica, quella luce infinitamente  più sottile ancora della luce del sole, quella quintessenza impalpabile,  invisibile, che penetra ogni cosa. Fate penetrare in voi quella luce affinchè circoli  attraverso tutte le vostre cellule e tutti i vostri organi. . . . Poi, espirando, fatela  uscire da voi proiettandola per illuminare, rischiarare e aiutare il mondo intero. E’ un esercizio straordinario, perchè dal punto di vista cabalistico, diventate la lettera  Aleph. Aleph, prima lettera dell’alfabeto ebraico, `e il simbolo dell’essere che  con una mano riceve la luce celeste, e con l’altra la distribuisce agli esseri  umani. Non potete diventare “Aleph” se pensate esclusivamente a voi stessi, se trattenete tutto per voi. Aleph `e l’essere che pensa unicamente a dare, a riscaldare,  a illuminare, a vivificare, senza occuparsi di se stesso. `E un creatore, un salvatore dell’umanità, è un figlio di Dio.

Quante persone vorrebbero ricevere delle ri­velazioni dal mondo divino, sentirsi ispirate e vivere nell’estasi! Tutti pensano che sia estre­mamente difficile raggiungere queste cose, mentre in realtà è molto semplice, tanto sempli­ce che se si dicesse loro come è possibile, non lo crederebbero: di conseguenza non faranno mai nulla per riuscirvi e non conosceranno mai gli splendori del mondo divino.

Molti anni fa, quando ero ancora un giova­nissimo discepolo presso il Maestro Peter Deu­nov, gli posi la seguente domanda: “Qual è il mezzo più efficace per legarsi a Dio e per svi­luppare le facoltà e le virtù spirituali?” Mi ri­spose: “Si deve pensare alla luce, concentrarsi su di essa e immaginare che l’ universo intero sia immerso nella luce”. Ho lavorato a lungo su quella visione e ho imparato moltissimo. In realtà Dio non è la luce, ma è molto di più del­la luce; non lo si può conoscere e nemmeno immaginare.

Del resto, se nella Genesi è scritto che il primo giorno Dio creò la luce, ciò vuol di­re che Dio non è la luce, ma che con la luce creò l’universo.

Dio non è la luce, ma poiché la luce è la pri­ma emanazione divina, essa contiene tutte le qualità, tutte le virtù di Dio, per cui si può cono­scere Dio soltanto attraverso la luce. Ecco un esercizio che potete fare ogni giorno, più volte al giorno, appena avete qualche minuto libero: cer­cate di concentrarvi sulla luce, di riposarvi sulla luce, di fondervi nella luce, di impregnarvi di lu­ce… immaginate che l’universo intero sia im­merso nella luce. Sentirete a poco a poco che in voi tutto si ristabilisce, si riequilibra, che la luce vi porta la vera conoscenza, la pace duratura, l’equilibrio e la potenza; invece di perdere il vo­stro tempo in tante attività inutili, pensate alla luce che rischiara, che vivifica e che calma.

Non potrete mai trovare il vero senso della vita al di fuori della luce. Prendiamo un esem­pio molto semplice di vita quotidiana: se duran­te la notte vi svegliate e volete alzarvi, la prima cose che fate è accendere una lampada. Appena ci vedete, potete muovervi senza difficoltà, mentre nell’ oscurità potreste far cadere degli oggetti, ferirvi, ecc… Ma la maggioranza degli esseri umani non ha afferrato la lezione della lu­ce e, simbolicamente parlando, continua a fare tutto nelle tenebre; l’uomo non sa nemmeno dov’è ed è per questo che è immerso nei guai.

Bisogna cercare la luce, concentrarsi su di essa, berla, mangiarla, metterla al di sopra di tutti i tesori della terra. Appena avete un istante di libertà, chiudete gli occhi e concentratevi sul-l’ immagine della luce che penetra tutto e appor­ta tutte le benedizioni. Siete in attesa dal denti­sta, oppure in una stazione?… Invece de sfo­gliare riviste che portano notizie inutili o scioc­che, pensate per qualche minuto alla luce.

Quando camminate per la strada, può acca­dere che vi assalgano dei pensieri o dei senti­menti negativi. Naturalmente non potete fer­marvi e chiudere gli occhi, altrimenti nel giro di qualche minuto avreste intorno tutta una folla e taluni porterebbero una sedia per contemplarvi più comodamente; perfino il traffico rischiereb­be di bloccarsi! Ma nulla vi impedisce di fer­marvi un istante davanti a una vetrina per guar­darla — naturalmente non una vetrina dove altre persone potrebbero osservarvi dall’interno — e lì vi concentrate qualche secondo cercando di in­trodurre in voi la luce. Appena sarete pronti per riprendere il cammino, vi sentirete alleggeriti e purificati.

Ecco dei metodi che quasi tutte le persone non conoscono; cammineranno per ore, portan­dosi appresso delle preoccupazioni tanto da morirne e continueranno a trascinarsi dietro quello stato per tutta la giornata. Mai verrebbe loro in mente di fermarsi in un parco per trasformare il loro stato d’animo alla vista degli alberi, dei fio­ri e delle fontane… Andranno piuttosto in un bar a bere qualcosa, guardando i passanti come fanno le mucche che guardano i treni che pas­sano, per poi ripartire con dentro le stesse in­quietudini di prima e, quando entreranno in ca­sa, trasmetteranno quelle negatività alla moglie che li attende. “Cara, come stai?”, e poi un ba­cio col quale riverseranno su di lei tutti quei miasmi interiori, miasmi che la mamma a sua volta trasmetterà ai bambini… È così che gli es­seri umani vivono, inconsapevolmente, sciocca­mente.

Pur parlandovi di queste cose, non sono del tutto sicuro che acquisirete il gusto di concen­trarvi sulla luce, di osservare come essa lavori su di voi per modellarvi, purificarvi, vivificarvi e resuscitarvi. Si è sempre pronti ad accogliere tutto ciò che può creare soltanto difficoltà e fa­stidi, anzi si spalancano le porte, ma quando si tratta della luce, non si ha mai tempo, non si ha mai spazio. Gli esseri umani sono sempre debo­li e infelici, perché non hanno ancora dischiuso il loro intelletto, il loro cuore, la loro anima e il loro spirito alla sola cosa per cui ne valga la pe­na: la luce.

L’esercizio che vi ho appena indicato è vali­do in tutte le circostanze della vita: che lavoria­te in cucina, che scriviate delle lettere, che vi la­viate, che vi vestiate o svestiate, immaginate per qualche secondo la luce nella quale è immerso l’intero universo. Certi chiaroveggenti l’hanno vista e hanno potuto vedere che tutte le creatu­re, tutti gli oggetti, anche le pietre, sono inon­dati dalla luce ed emanano luce. Quella luce è chiamata luce astrale, perché è paragonabile alla luce delle stelle, ma al di so­pra di essa esiste un’altra luce ancora più sotti­le. Talvolta, mentre meditavate o eravate in uno stato di elevata spiritualità, avete potuto sentire che tutto in voi diventava luminoso, come se un sole vi irradiasse dall’interno, come se si fosse­ro accese in voi delle lampade, e avete sentito anche che quella luce si irradiava attraverso il vostro viso. Quando vi elevate ai gradi superio­ri della bontà, della generosità, della dolcezza, della purezza, la luce si accende in voi, la vede­te, tutto si illumina.

Tutti sanno come facevano gli uomini primi­tivi per accendere il fuoco: strofinavano forte­mente due pezzi di legno l’uno contro l’altro fi­no a quando l’attrito produceva del calore, do­podiché, continuando a strofinare, appariva il fuoco. Vi sono dunque tre tappe: il movimento, il calore e la luce. Interpretando questo fenome­no, si constaterà che il movimento corrisponde all’attività prodotta dalla volontà, il calore al sentimento prodotto dal cuore, il fuoco, cioè la luce, al pensiero prodotto dall’intelletto. Simbo­licamente si può affermare che, nel campo del­l’amore, gli esseri umani si fermano al movi­mento. Certo, quel movimento produce del calo­re, ma è necessario superare lo stadio della sem­plice sensazione per andare oltre, fino alla luce, alla comprensione, al fine di penetrare i misteri dell’universo. L’amore può condurre l’uomo a quel traguardo, ma a condizione che cessi di considerarlo esclusivamente come un’efferve­scenza gradevole. Esiste una scienza che insegna al discepolo come produrre la luce, ma per otte­nere questo, egli non deve unicamente cercare il piacere, poiché il piacere assorbe tutte le energie e impedisce alla luce di manifestarsi.

Quando siamo riuniti per meditare in silen­zio, lasciate da parte tutte le vostre preoccupa­zioni, concentratevi sulla luce, come se ogni cosa dipendesse da essa, come se la vostra stessa vita dipendesse da essa. Poi immaginate di stare vivendo il vostro ultimo istante, di stare per la­sciare la terra e che solo la luce possa salvarvi, per cui vi affidate a essa. La luce… Null’altro deve contare per voi. Questo è l’esercizio più meraviglioso che esista.

Potete immaginare la luce bianca, incande­scente, per poter dire come gli Iniziati: “Io so­no la particella delle particelle dell’Anima in­candescente”… Immaginatela viola, blu, verde, gialla, arancione o rossa, ma è preferibile che sia bianca, perché la luce bianca raggruppa tut­te le altre. Grazie alla luce bianca potete ottene­re l’onnipotenza del viola, la pace e la verità del blu, la ricchezza e l’ eterno ringiovanimento del verde, la saggezza e la conoscenza del giallo, la salute, il vigore e la vitalità dell’ arancione, non­ché la forza, l’attività e il dinamismo del rosso. Ma che in primo luogo essa sia bianca. Quando sarete riusciti a concentrarvi sulla luce, quando la sentirete come un oceano che vibra, che pal­pita, che freme, dove tutto è pace, felicità e gioia, allora comincerete a sentire che la luce è un profumo e una musica, quella musica cosmi­ca che chiamano la musica delle sfere, il canto di tutto ciò che esiste nell’universo.

Non esiste un lavoro che sia più degno, più glorioso, più potente del lavoro con la luce. Se clip_image011volete veramente occuparvi di qualcosa di gran­de, di nobile, non c’è nulla di meglio. Tutte le al­tre attività hanno un lato buono e uno cattivo. Se vi osservate, qualche anno dopo vi renderete conto che, qualunque attività abbiate esercitato, vi avete “lasciato le penne”, vi avete perso le vo­stre energie, la vostra salute e la vostra bellezza. Certamente avrete ottenuto qualche vantaggio, qualche soldo, qualche piccola gratificazione, ma se mettete tutto ciò sulla bilancia divina, con­staterete che quel poco che avete guadagnato non compensa le ricchezze che avete perduto.

Purtroppo, questo è un genere di calcolo che gli uomini non sono abituati a fare. Può darsi che sappiano fare molti calcoli, ma quando si tratta di ottenere del denaro, onori, gloria o scienza, non mettono mai sull’altro piatto della bilancia le perdite che quelle acquisizioni com­portano: la pace, la salute, la gioia e la purezza. Può darsi che riescano a ottenere quanto desi­deravano, ma qualche anno dopo li ritroviamo nelle cliniche psichiatriche, incapaci di mangia­re, di bere e di rallegrarsi. Allora si rendono conto del valore di ciò che hanno perduto e di­cono: “Se avessi saputo!…” ma allora sarà trop­po tardi. Occorreva saperlo prima! Ecco perché, voi che “sapete”, dovete consacrare una quan­tità sempre maggiore di tempo per pensare alla luce; è la sola attività che possa veramente arricchirvi e ristabilirvi. In tutte le altre attività, credetemi, mentre guadagnate qualche briciola da un lato, dall’altro perdete cose ben più pre­ziose. Provate a fare una retrospezione della vo­stra esistenza e scoprirete quanto è vero.

Quindi, d’ora innanzi, prima di lanciarvi in oc­cupazioni che vi procurerebbero nuovi vantaggi mondani, riflettete su quanto ciò vi costerebbe al­meno in due campi: in quello della salute e in quello dell’evoluzione, dell’evoluzione spiritua­le naturalmente. Il mio compito consiste nel por­tarvi a conoscere criteri che vi permettano di tra­sformare la vostra vita e di avviarvi verso una nuova esistenza. Se dovessi insegnarvi ancora le regole della vecchia vita, magari per farvi piace­re, non ne varrebbe la pena; tanto varrebbe per me chiudere bottega. Dunque, continuerò a presen­tarvi le grandi leggi che possono aiutare gli uo­mini a rinsavire, per ritrovare il cammino verso la patria celeste. Ora, che vi siano pochi candidati disponibili a seguire tali regole è un’altra faccen­da; io devo comunque continuare a insegnare. Pertanto, che vi troviate qui tutti uniti, oppu­re soli a casa vostra o altrove, pensate sempre a stabilire un legame con la fonte di tutte le bene­dizioni: la luce. È tutto qui.

Molto tempo fa (avevo forse vent’ anni), les­si alcune parole che non ho mai più dimenticato. Era una citazione di Zohar. Era in bulgaro, naturalmente, ma ve la traduco: “Vi sono sette luci nella più sublime delle altezze ed è là che abita l’Antico degli Antichi, il Nascosto dei Na­scosti, il Misterioso dei Misteriosi, Ain Sof’. Quando pronunciavo quelle parole, tutto vibra­va e sussultava in me.

Quelle sette luci sono i sette colori e a cia­scuno di essi corrisponde una virtù: al viola il sacrificio, all’indaco la forza, al blu la verità, al verde la speranza, al giallo la saggezza, all’a­rancione la santità e al rosso 1′ amore. Ma dove­te sapere che ogni errore che l’uomo commette, riduce in lui la potenza che corrisponde a uno di quei colori. È pressoché inutile lavorare con la luce e con i colori per ottenere dei poteri spiri­tuali, se non li si sostiene in sé praticando le virtù corrispondenti. Tutti coloro che credono di poter diventare dei grandi maghi unicamente dedicandosi a una certa pratica, senza nulla mi­gliorare nella propria vita interiore, si sbagliano. Gli esseri superiori non cedono a quei tentativi; sono gli esseri di livello inferiore, cioè gli ele­mentali e i mostri, che si avvicinano. Se volete attirare gli angeli e gli arcangeli, ci riuscirete soltanto grazie alle vostre virtù, poiché le entità superiori rispondono soltanto a coloro che san­no manifestare la vera luce, cioè la purezza, l’amore, la saggezza e la verità.

Sappiate anche che, se volete attirare l’amore o l’amicizia di qualcuno, tutti i mezzi abitual­mente impiegati per riuscirvi sono vietati — il denaro, la seduzione, la violenza, i regali, quan­tunque siano questi i mezzi più usati perché i più facili — salvo la luce. Il solo mezzo ricono­sciuto dal Cielo, e al tempo stesso il più poten­te, consiste nell’inviare agli esseri dai quali vor­remmo essere amati dei regali di luce spirituale da diffondere intorno a loro. Se volete che qual­cuno vi ami o pensi a voi, inviategli della luce: la sua anima, che percepirà la presenza di un’entità benefica, vi apprezzerà sempre di più.

Desiderate che gli amici presso i quali inten­dete recarvi siano felici di ricevervi? Allora, non comportatevi come fa la gente in generale che va a far visita ai parenti e agli amici nel momento in cui è di cattivo umore, irritata e angosciata. Pri­ma di entrare in una casa, raccoglietevi qualche istante pensando che quella casa e chi vi abita siano immersi nella luce. Cosi facendo, come potrebbero non essere felici di ricevervi?

La luce deve costituire la vostra preoccupa­zione costante. Ovunque siate, appena dispone­te di un momento libero, pensate alla luce. Quando sentite la vostra anima offuscata da una preoccupazione, da una difficoltà o da un dub­bio, andate verso la luce e parlatele. Ditele: “Oh luce, tu che sei la più intelligente, entra in me, vieni a illuminare il mio cuore e la mia mente!”. E la luce verrà a illuminarvi. Se volete aiutare qualcuno che si trova nella sventura, inviategli col pensiero dei raggi luminosi e impregnatelo di quei raggi. Se avvertite un dolore nel vostro corpo, chiamate la luce, immaginate che escano dalle vostre dita dei raggi di tutti i colori e diri­geteli verso la parte dolorante; dopo un certo tempo constaterete un miglioramento.

Sappiate che potrete sentirvi veramente bene soltanto quando sarete capaci di formare intorno a voi un’ aura pura e potente, con tutti i colori dello spettro solare. Quella è la vera medicina. Un’aura potente è la migliore protezione, è co­me una barriera che si oppone alla cattive cor­renti e ai guai di ogni genere. Avvolto in una ta­le aura, l’uomo è come una fortezza; mentre in­torno a lui tutti sono agitati, turbati e ammalati, egli conserva sempre il suo amore e il suo co­raggio, perché sente di essere abitato da una presenza luminosa grazie alla quale può dare aiuto anche agli altri.

Cercate di comprendere l’importanza del la­voro con la luce e disponete di un mezzo infal­libile. Se non riuscite a ottenere subito dei ri­sultati, vuoi dire che siete rimasti troppo a lun­go lontani dalla luce. Si sono accumulati in voi talmente tanti elementi opachi che la luce non può ancora penetrare. Essa incontra degli strati troppo impenetrabili, per cui dovete aiutarla ad aprirsi un passaggio purificandovi, allo scopo di rendere quegli impedimenti sempre più sottili e trasparenti.

Un giorno, quando finalmente la luce scatu­rirà e inonderà tutto, sarà il trionfo dell’umanità nel mondo intero. Ma occorrono delle lampade accese, vive, come il Rabbi Shimon Bar Yokai, che è stato chiamato “La Lampada Sacra”, per­ché diffondeva luce. Quando morì, si disse che la lampada si era spenta, ma la lampada conti­nua a illuminare nell’altro mondo.

Omraam Mikhael Aivanhov


condiviso da http://www.pilastridiluce.net/wp/la-luce-cosmica/

sabato 23 maggio 2015

CONSAPEVOLEZZA (Jiddu Krishnamurti)

Conoscere se stessi significa conoscere la nostra relazione con il mondo, non solo del mondo delle idee e della gente, ma anche con la natura e con le cose che possediamo.

Questa è la nostra vita, essendo la vita relazione con il tutto. La comprensione di questa relazione richiede specializzazione? Ovviamente no! Ciò che richiede è la consapevolezza necessaria per confrontarsi con la vita nel suo insieme come totalità. In che modo dobbiamo essere consapevoli? Questo è il nostro problema. Come si deve fare per avere quell'attenzione, se posso usare questa parola senza che sembri una specializzazione? Come deve fare uno che vuole affrontare la vita nella sua totalità? Ciò non significa solo le relazioni personali con i vicini, ma anche con la natura e con le cose che possiedi, con le idee, con le cose che la mente produce come illusioni, desideri e così via. Come possiamo essere coscienti di questo processo globale di relazioni? Sicuramente è questa la nostra vita, non è vero? Non esiste vita senza relazione; comprendere questa relazione non significa isolamento. Al contrario richiede pieno riconoscimento e totale consapevolezza del globale processo della relazione. Come si fa ad essere consapevoli? Come siamo consapevoli di qualcosa? Come sei consapevole della relazione con una persona? Come sei consapevole degli alberi, del richiamo di un uccello? Come fai ad essere consapevole delle tue reazioni quando leggi un giornale? Siamo coscienti delle risposte superficiali della mente quanto che delle reazioni profonde? Come siamo consapevoli di qualcosa? In primo luogo siamo consapevoli, (non lo siamo forse?) di una reazione ad uno stimolo, e questo è un fatto evidente; vedo qualcosa di bello e c'è una risposta, quindi una sensazione, contatto identificazione e desiderio. Questo e il processo ordinario, non è vero? Possiamo osservare quello che accade nel momento senza studiare dei libri per farlo. Così è attraverso l'identificazione che abbiamo piacere e dolore. La nostra "abilità" consiste in questa preoccupazione di cercare il piacere e di evitare il dolore, non trovate? Se sei interessato a qualcosa, ti da piacere ne nasce subito una "capacità" immediata, c'è la consapevolezza istantanea di quel fatto, e se si tratta di qualcosa di doloroso quella capacità consiste nel sapere com'evitarlo. Così sino a che cerchiamo un'"abilità" per comprendere noi stessi siamo destinati a fallire, perché la comprensione di noi stessi non dipende da questa "capacità". Non si tratta di una tecnica che sviluppi, coltivi e accresci con il tempo, attraverso un costante affinamento. Questa coscienza di sé si può ottenere solo nell'atto della relazione; può essere sentita nel modo in cui in cui parliamo e in cui ci comportiamo.

Guardati senza nessuna identificazione, senza alcun confronto, senza alcuna condanna, guarda soltanto e noterai che accade una cosa straordinaria. Non solo poni fine ad un'attività inconscia - la maggior parte delle nostre attività sono inconsce ­- non solo metti fine a ciò, ma sei anche consapevole delle motivazioni della tua azione, senza indagare e senza scavare. Quando sei consapevole vedi il processo globale del pensiero e dell'azione, ma ciò può accadere solo quando non ci sono condanne. Quando condanno qualcosa non lo comprendo, è un modo per evitare qualunque tipo di comprensione. Molti di noi lo fanno di proposito, condanniamo immediatamente, e così pensano di aver capito.

Se invece, non condanniamo, ma osserviamo con cura, e siamo consapevoli, il contenuto ed il significato di quell'azione si dischiude. Provatelo personalmente e vedrete dai voi stessi. Semplicemente sii consapevole, senza nessun senso di giustificazione, potrebbe apparire piuttosto negativo, ma non è negativo. Al contrario ha quella qualità della passività che è azione diretta, scoprirete questo, se provate a sperimentare. Dopo tutto se vuoi comprendere qualcosa devi avere un atteggiamento passivo. Non puoi mantenere il pensiero fisso su di un problema speculando e analizzando. Devi essere abbastanza sensibile da percepirne il contenuto. Come una pellicola fotografica. Se voglio comprenderti devo essere di una passività consapevole e allora incominci a raccontarmi tutte le tue storie. Non si tratta certo di una questione d'abilità o di specializzazione. In questo processo iniziamo a comprendere noi stessi, non solo gli strati superficiali della consapevolezza, ma i più profondi, che sono molto più importanti, perché là giacciono tutti i motivi che ci guidano e le intenzioni, le nostre domande nascoste e confuse, le ansie, le paure e gli appetiti. Esteriormente possiamo tenerli tutti sotto controllo, ma interiormente, si agitano. Sino che questo non è stato completamente compreso attraverso la consapevolezza diretta, ovviamente non potrà esserci libertà, non ci potrà essere felicità e non ci sarà intelligenza. Essendo l'intelligenza la totale consapevolezza del nostro processo può essere un fatto di specializzazione? Potrà tale intelligenza essere coltivata attraverso qualche forma di specializzazione? Perché è proprio questo che sta accadendo, no? Il prete, il dottore, l'ingegnere, l'industriale, l'uomo d'affari, il professore abbiamo la mentalità di quella specializzazione.

Per realizzare la più alta forma d'intelligenza che è la Verità, che è Dio e che non può essere descritta crediamo di dover diventare degli specialisti. Studiare, crescere, cercare e con la mentalità dello specialista ed inseguendo lo specialista; studiamo noi stessi per sviluppare una capacità che ci possa aiutare a svelare i nostri conflitti e le nostre miserie.

Il nostro problema è: siamo consapevoli che i conflitti, le miserie ed i dolori della nostra esistenza quotidiana non possono essere risolti da qualcun altro, e se non possono esserlo, come possiamo affrontarli? Comprendere un problema ovviamente richiede una certa intelligenza, e quest'intelligenza non può derivare dal coltivare la specializzazione del pensiero. Si manifesta solo quando siamo passivamente consapevoli di tutto il processo della nostra coscienza, che significa essere consapevoli di noi stessi senza scelta, senza scegliere quanto è giusto e quanto è sbagliato. Quando si è passivamente consapevoli si riconosce che da quella passività, che non è pigrizia, che non è sonno, ma estremo stato di allerta, il problema ha un significato assai differente, cioè non esiste più identificazione con il problema, quindi non c'è più giudizio e allora il problema inizia a rivelare il suo contenuto. Se sai costantemente mantenere questo stato, allora ogni problema può essere risolto dalle fondamenta, non superficialmente. La difficoltà è che la maggior parte di noi non è in grado di essere passivamente consapevole, lasciando che il problema riveli la sua storia senza che siamo noi ad interpretarlo. Non sappiamo come guardare un problema spassionatamente. Non ne siamo capaci, sfortunatamente, perché vogliamo sempre una soluzione del problema, vogliamo una risposta, ne cerchiamo la fine; oppure cerchiamo di tradurre il problema secondo i nostri principi di piacere e dolore, o abbiamo già una risposta pronta su come affrontare il problema. Quindi affrontiamo un problema che è sempre nuovo con i vecchi schemi. La sfida è sempre il nuovo, la nostra risposta è sempre vecchia, e la nostra difficoltà è quella di confrontarci in modo adeguato con tutto ciò, pienamente. Il problema è sempre un problema della relazione, con le cose con la gente, o con le idee; non c'è altro e per confrontarci con il problema delle relazioni, con le sue sempre diverse domande, per affrontarlo nel modo giusto e adeguatamente, si deve avere una consapevolezza passiva. Questa passività non è il prodotto della determinazione, della volontà o della disciplina; inizia quando vediamo e riconosciamo che, nello stato iniziale, non siamo passivi. Essere consapevoli che ci aspettiamo una particolare risposta a un particolare problema, è sicuramente l'inizio: consiste nel conoscere noi stessi in relazione al problema e a come ci confrontiamo con esso. Allora appena iniziamo a conoscere noi stessi in relazione al problema, e al modo in cui reagiamo secondo pregiudizi, aspettative e scopi, nel confronto con questo la consapevolezza rivelerà il processo del nostro pensiero, della nostra natura interiore e in ciò c'è liberazione. Ciò che è certamente importante è la consapevolezza senza scelte, perché la scelta porta con sé il conflitto. Colui che sceglie è nella confusione, quindi sceglie, se non c'è confusione non c'è scelta. Solo la persona confusa sceglie quello che dovrebbe o non don dovrebbe fare. Nessun che sia nella chiarezza e nella semplicità sceglie: è ciò che è. L'azione basata su un'idea è ovviamente l'azione della scelta e tale azione non è liberatoria, al contrario, crea solo ulteriore resistenza e ulteriore conflitto, in relazione a quel pensiero condizionato. La cosa importante quindi, è l'essere consapevoli, momento per momento, senza accumulare l'esperienza che la consapevolezza offre, perché nel momento che si inizia ad accumulare, si è consapevoli solo in rapporto a quanto si ha accumulato, in accordo con quello schema e con quella esperienza. La tua consapevolezza,è l'accumulo dei condizionamenti e quindi non c'è più osservazione, ma mera traduzione. Dove c'è traduzione c'è scelta, e la scelta crea conflitto, e nel conflitto non c'è comprensione. La vita è un fatto di relazione, e per comprendere la relazione, che non è statica, ci vuole una consapevolezza flessibile, una consapevolezza allerta e passiva, non aggressivamente attiva. Come ho detto questa coscienza passiva non è prodotta da qualche forma di disciplina, o attraverso delle pratiche. E' semplicemente essere consapevoli, momento per momento, del nostro pensare e del nostro sentire, non solo quando siamo svegli perché come vedremo quando ci entreremo più profondamente, anche iniziando a sognare tireremo a galla tutti i tipi di simboli che tradurremo in sogni. In questo modo apriamo la porta a ciò che è nascosto e che diventa conosciuto, ma per trovare l'ignoto dobbiamo andare oltre la soglia, certamente è questa la nostra difficoltà. La Realtà non è una cosa che possa essere conosciuta dalla mente, perché la mente è il risultato del conosciuto, del passato e quindi la mente deve riconoscere se stessa ed il proprio funzionamento, la sua verità e solo allora è possibile all'ignoto essere.


CONDIVISO DA http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/krishnamurti/consapevolezza.htm



giovedì 21 maggio 2015

SANTA RITA da CASCIA La Santa avvocata dei casi impossibili

SANTA RITA da CASCIA
La Santa avvocata dei casi impossibili
(verso il fondo trovate una raccolta di preghiere a Santa Rita)

Santa Rita è una delle Sante più amate ed è oggetto di una straordinaria devozione popolare perché è molto amata dal popolo che la sente molto vicina per la "normalità" dell'esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. 

A Santa Rita la vita non le risparmiò nulla:

Giovanissima fu data in sposa ad un uomo iroso e brutale col quale ebbe due figli, tuttavia con il suo tenero amore e passione riuscì a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.
Il marito fu assassinato e nel giro di poco tempo anche i figli lo seguirono nella tomba.
Ella però non si abbandonò al dolore, alla disperazione, al rancore o al desiderio della vendetta, anzi riuscì in modo eroico a sublimare il suo dolore attraverso il perdono degli assassini del marito. Si adoperò instancabilmente per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo cosi la spirale di odio che si era creata.
Entrò in convento e lì visse gli ultimi 40 anni di vita in assidua contemplazione, penitenza e preghiera, completamente dedita al Signore.
Santa Rita, 15 anni prima di morire, ricevette la singolare "spina" di quella piaga che le si stampò dolorosa sulla fronte, che incessantemente le procurò i terribili dolori e le sofferenze inaudite della coronazione di spine.

La vita

Rita nacque presumibilmente nell'anno 1381 a Roccaporena, un villaggio situato nel comune di Cascia in provincia di Perugia, da Antonio Lotti e Amata Ferri. I suoi genitori erano molto credenti e la situazione economica non era agiata ma decorosa e tranquilla.

La storia di S. Rita fu ricolma di eventi straordinari e uno di questi si mostrò nella sua infanzia.
La piccina, forse lasciata per qualche momento incustodita nella culla in campagna mentre i genitori lavoravano la terra, fu circondata da uno sciame di api. Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente non la punsero. Un contadino, che nel contempo si era ferito alla mano con la falce e stava correndo a farsi medicare, si trovò a passare davanti al cestello dove era riposta Rita. Viste le api che ronzavano attorno alla bimba, prese a scacciarle ma, con grande stupore, a mano a mano che scuoteva le braccia per scacciarle, la ferita si rimarginava completamente.

La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce vocazione religiosa e che un Angelo scendeva dal cielo a visitarla quando si ritirava a pregare in un piccolo sottotetto.

S. RITA ACCETTA DI ESSERE SPOSARita avrebbe desiderato farsi monaca tuttavia ancor giovanetta (circa a 13 anni) i genitori, oramai anziani, la promisero in sposa a Paolo Ferdinando Mancini, un uomo conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale. S. Rita, abituata al dovere non oppose resistenza e andò in sposa al giovane ufficiale presumibilmente verso i 17-18 anni.

Dal matrimonio fra Rita e Paolo nacquero due figli gemelli maschi; Giangiacomo Antonio e Paolo Maria che ebbero tutto l'amore, la tenerezza e le cure dalla mamma. Rita riuscì con il suo tenero amore e tanta pazienza a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.

La vita coniugale di S. Rita, dopo 18 anni, fu tragicamente spezzata con l'assassinio del marito, avvenuto in piena notte, presso la Torre di Collegiacone  mentre tornava a Cascia.

IL PERDONORita fu molto afflitta per l'atrocità dell'avvenimento, cercò dunque rifugio e conforto nell'orazione con assidue e infuocate preghiere nel chiedere a Dio il perdono degli assassini di suo marito.
Contemporaneamente S. Rita intraprese un'azione per giungere alla pacificazione, a partire dai suoi figlioli, che sentivano come un dovere la vendetta per la morte del padre.
Rita si rese conto che le volontà dei figli non si piegavano al perdono, allora la Santa prego il Signore offrendo la vita dei suoi figli, pur di non vederli macchiati di sangue. "Essi moriranno a meno di un anno dalla morte del padre"..

Quando S. Rita rimase sola, aveva poco più di 30 anni e senti rifiorire e maturare nel suo cuore il desiderio di seguire quella vocazione che da giovinetta aveva desiderato realizzare.

S. RITA DIVENTA MONACARita chiese di entrare come monaca nel Monastero di S. Maria Maddalena, ma per ben tre volte non fu ammessa, in quanto vedova di un uomo assassinato.
La leggenda narra che S. Rita riuscì a superare tutti gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all'intercessione di: S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino che l'aiutarono a spiccare il volo dallo " Scoglio" fino al Convento di Cascia in un modo a Lei incomprensibile. Le monache convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase per 40 anni immersa nella preghiera.

IL MIRACOLO SINGOLARE DELLA SPINAEra il Venerdì Santo del 1432, S. Rita tornò in Convento profondamente turbata, dopo aver sentito un predicatore rievocare con ardore le sofferenze della morte di Gesù e rimase a pregare davanti al crocefisso in contemplazione. In uno slancio di amore S. Rita chiese a Gesù di condividere almeno in parte la Sue sofferenze. Avvenne allora il prodigio: S. Rita fu trafitta da una delle spine della corona di Gesù, che la colpi alla fronte. Fu uno spasimo senza fine. S. Rita portò in fronte la piaga per 15 anni come sigillo di amore.

VITA DI SOFFERENZAPer Rita gli ultimi 15 anni furono di sofferenza senza tregua, la sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella "senza parlare con nessuno se non con Dio", inoltre portava anche il cilicio che le procurava sofferenza, per di più sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni: dormiva per terra fino alla fine quando si ammalo e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.

IL PRODIGIO DELLA ROSAA circa 5 mesi dal trapasso di Rita, un giorno di inverno con la temperatura rigida e un manto nevoso copriva ogni cosa, una parente le fece visita e nel congedarsi chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena la parente si reco nell'orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata, la colse e la portò a Rita.

Cosi S. Rita divenne la Santa della "Spina" e la Santa della "Rosa".

S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447.

S. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte.

Preghiera per la pace in famiglia
O Dio, autore della pace e custode amoroso della carità, guarda benevolo e misericordioso la nostra famiglia. Vedi, o Signore, come è spesso in discordia e come la pace si allontana da essa. Abbi pietà di noi. Fa' che ritorni la pace, perché tu solo ce la puoi concedere.
O Gesù, Re di pace, ascoltaci per i meriti di Maria Santissima, regina della pace, e anche per i meriti della tua serva fedele, Santa Rita che arricchisti di tanta carità e dolcezza da essere angelo di pace ovunque vedesse discordia. E tu, cara Santa, prega per ottenerci questa grazia dal Signore sulla nostra famiglia e su tutte le famiglie in difficoltà. Amen.

Preghiera della sposa
O gloriosa santa Rita, sebbene ti sia sposata per obbedire ai tuoi genitori, divenisti un'ottima sposa cristiana e una brava mamma. Ottieni anche a me l'aiuto di Dio, perché possa vivere bene la mia vita matrimoniale. Prega perché abbia la forza di mantenermi fedele a Dio e al mio sposo. Abbi cura di noi, dei figli che il Signore vorrà donarci, dei vari impegni che dovremo affrontare. Che nulla turbi la nostra concordia. Gli angeli della pace assistano la nostra casa, allontanino la discordia e si accresca la comprensione e l'amore che unisce le anime redente dal sangue di Gesù. Fa' che, anche per la tua intercessione, un giorno veniamo a lodare Dio in cielo, nel Regno dell'amore eterno e perfetto.

 Preghiera della mamma in attesa
Alla tua nascita, o Santa Rita, avesti il nome simbolico di una gemma e di un fiore. Guarda con amo­revolezza me che sto per divenire mamma. Anche tu divenisti mamma di due figli, che amasti ed educasti come soltanto una santa mamma può fare. Prega perché il Signore mi conceda la grazia del bimbo, che con mio marito attendiamo come dono del cielo. Fin d'ora lo offriamo al Sacro Cuore di Gesù e di Maria e l'affidiamo anche alla tua protezione. Si compia nella gioia il miracolo di una vita nuova e benedetta da Dio.

 Preghiera della mamma
O Vergine immacolata, madre di Gesù e madre mia, per intercessione di Santa Rita, aiutami nella dolce e grave responsabilità di essere mamma. A te affido, o Madre, i figli che amo tanto e per cui trepido, spero e gioisco. Insegnami a guidarli come Santa Rita, con mano sicura per la via di Dio. Rendimi tenera senza debolezze e forte senza durezze. Ottienimi quella amorosa pazienza che non si stanca mai e tutto offre e sopporta per la salvezza eterna delle sue creature. Aiutami, o Madre. Forma il mio cuore a immagine del tuo e fa' che i miei figli vedano in me un riflesso delle tue virtù, affinché, dopo aver imparato da me ad amarti e a seguirti in questa vita, giungano un giorno a lodarti e benedirti in cielo. Maria, regina dei Santi, disponi per i miei figli anche la protezione di Santa Rita.

 A santa Rita, modello di vita
Santa Rita da Cascia, modello delle spose, delle mamme di famiglia e delle religiose, io ricorro alla tua intercessione nei momenti più difficili della mia vita. Tu sai che spesso la tristezza mi opprime, perché non so trovare la via d'uscita in tante situazioni dolorose.Ottienimi dal Signore le grazie di cui ho bisogno, specialmente la serena fiducia in Dio e la calma interiore. Fa' che io imiti la tua dolce mitezza, la tua forza nelle prove e la tua eroica carità e chiedi al Signore che le mie sofferenze possano giovare a tutti i miei cari e che tutti possano essere salvi per l'eternità.

Preghiera per i casi impossibili e disperati

O cara Santa Rita,
nostra Patrona anche nei casi impossibili e Avvocata nei casi disperati,
fate che Dio mi liberi dalla mia presente afflizione.......,
e allontani l'ansietà, che preme così forte sopra il mio cuore.

Per l'angoscia, che voi sperimentaste in tante simili occasioni,
abbiate compassione della mia persona a voi devota,
che confidentemente domanda il vostro intervento
presso il Divin Cuore del nostro Gesù Crocifisso.

O cara Santa Rita,
guidate le mie intenzioni
in queste mie umili preghiere e ferventi desideri.

Emendando la mia passata vita peccatrice
e ottenendo il perdono di tutti i miei peccati,
ho la dolce speranza di godere un giorno
Dio in paradiso insieme con voi per tutta l'eternità.
Così sia.

Santa Rita, Patrona dei casi disperati, pregate per noi.

Santa Rita, Avvocata dei casi impossibili, intercedete per noi.

3 Pater, Ave e Gloria.


condiviso da  http://www.preghiereperlafamiglia.it/Santa-Rita.htm

COME CONTATTARE L'ALLEATO CELESTE?

COME CONTATTARE L'ALLEATO CELESTE? 

Divina presenza in me, possa la tua saggezza dirigere le mie azione, il tuo amore guidare i miei pensieri, la tua luce illuminare il mio cammino. Avvolgimi nella tua radiosa presenza ora e sempre. Amen.Uomini e Angeli sono divisi ma uniti, vivono in mondi paralleli e complementari: questi esseri di luce, che crediamo tanto lontani, in realtà ci sono molto vicini.
Scrisse sant'Agostino, uno dei grandi Dottori della Chiesa, vissuto nel V secolo: "Di ogni cosa visibile in questo mondo si occupa un Angelo. Gli Angeli sono spirito, ma non è il fatto di essere spiriti a renderli Angeli. Divengono Angeli quando vengono mandati. Il nome Angelo, infatti, si riferisce alla loro funzione, non alla loro natura. Se chiedete il nome di questa natura, allora è spirito; se chiedete il loro ruolo, allora è quello di Angelo, che vuol dire messaggero".
Ogni individuo - credente o ateo, buono o cattivo che sia - ha accanto un'entità invisibile, di natura spirituale, dotata di eccezionale intelligenza e di straordinari poteri, perché porta in sé una parte dell'energia divina che anima la creazione e che viene messa a disposizione del suo protetto.
Gli Angeli possono entrare in contatto con gli uomini sotto svariate forme e diversi modi: generalmente lo fanno fornendo l'idea giusta per la soluzione di un problema, l'ispirazione per un'opera d'arte o la scelta di un comportamento. Assai raramente si presentano sotto le vesti di persone comuni o come figure di luce.
Cerchiamo ora di capire qual'è la natura e quali sono le caratteristiche del nostro rapporto con l'Angelo custode. Per cominciare, sembra proprio che la sua presenza e la sua assistenza non siano qualcosa in più, qualcosa di cui si possa, volendo, fare anche a meno.
Nella sua autobiografia Carl Gustav Jung afferma di aver rilevato, attraverso l'esame di migliaia di pazienti assistiti nella sua lunga carriera di psicologo, che oltre il novanta per cento della sofferenza psicologica è imputabile a carenze spirituali. Non è vero dunque che i beni materiali, la ricchezza e il successo riempiano la vita; per essere veramente e intimamente felice l'uomo ha bisogno di ben altro, ha bisogno del pane dello spirito. Lo afferma anche Gesù: "Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte le altre cose vi saranno date in sovrappiù" (Matteo 7:33).
Disse una volta Albert Einstein: "Ogni essere umano è parte di un insieme chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Un'illusione che diventa una prigione. Pertanto, per vivere sereni, dobbiamo cercare di liberare noi stessi da questa prigione allargando il nostro circolo di comprensione e conoscenza, sino a includervi tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza".
La svolta culturale del nostro secolo, avviata da Einstein con la scoperta del principio di relatività, ha mostrato come ciascuno di noi non è affatto isolato dagli altri, ma è parte indispensabile dell'umanità, che si può considerare come il corpo vivente composto da "miliardi di cellule", ovvero quanti sono gli esseri umani.
Tornando all'Angelo custode, abbiamo visto che è un messaggero della divinità: suo compito principale è quello di creare un ponte con Dio e di indicare all'individuo, pur nel rispetto della sua libertà, la strada che conduce alla Divinità. Egli, passo, passo, segue l'uomo nella sua esistenza, lo guida, lo illumina e lo protegge nelle avversità.

Molti sostengono che la vera funzione dell'Angelo, più che protettiva nelle piccole e grandi difficoltà della vita, debba essere illuminante: l'Angelo cioè rappresenterebbe per l'uomo una guida spirituale, che lo indirizza in senso morale e lo aiuta nella sua evoluzione spirituale, in una lunga spirale di perfezionamento progressivo, secondo una creazione che continua incessantemente in tutto l'Universo.

condiviso da http://misteriland.go.ilcannocchiale.it/print/205583.html

mercoledì 20 maggio 2015

SIAMO ESSERI INDIVIDUALI MA NATI PER CONDIVIDERE

Siamo Esseri individuali ma nati per condividere

Se riflettete sulla vostra esistenza, dovreste essere ormai tutti quanti molto soddisfatti dei livelli interiori che avete raggiunto.
La ricerca dell'interiorità nasce da fonti più profonde, dal risveglio di un'energia che ci è stata concessa da Dio nel momento della nostra nascita, da quella "Grande Conchiglia" da cui tutti siamo stati emanati e in uscita abbiamo accettato la consapevolezza di essere spiriti liberi, di appartenere tutti alla stessa Fonte e di custodire in noi quella piccola parte interiore che rappresenta la particella di Dio.
Ogni essere uscito dalla Fonte ha cercato di comunicare con le altre Scintille e lì già si è creata la prima emozione: quella del sentirsi tutti fratelli, tutti parte della stessa Essenza Divina e della stessa Sostanza di Dio .
Da Lui siamo nati e con Lui saremmo dovuti restare, ma in noi è nata subito la seconda emozione: la volontà e vanità di poter essere soggetti singoli nel proprio essere e poter decidere indipendentemente di possedere la nostra esistenza prima ancora che Dio decidesse come donarcela. 
Ecco il "peccato di possessione", abbiamo continuato a desiderare questo invece di renderci conto di tutto quello che Dio stava creando per noi, pensavamo già al singolare ed invece Dio ci ha creati per essere uniti, la nostra forza era nella volontà di possessione e non nella volontà di condivisione.
I cerchi si sono così sganciati e molti esseri sono precipitati sulla terra senza neanche accorgersi di ciò che stava accadendo e del perché ciò avveniva.
Oggi vi trovate qui fratelli, perché molti di voi hanno disubbidito all'ascolto di Dio, molti invece, sono caduti perché legati ad altri, molti sono scesi per scelta e sono proprio quelli i vostri maestri, coloro che hanno scelto di fare una vita simile alla vostra per salvarvi.
Cercate di non deludere le loro aspettative e di permettere alla vostra essenza di essere riprogrammata e condivisa con esseri simili a voi per formare nuovamente delle schiere di Angeli in terra che potranno cambiare il mondo e custodirlo finché Dio deciderà nuovamente del vostro destino. 

Vi abbraccio con affetto.

Noemi

lunedì 18 maggio 2015

COSA AVETE FATTO OGGI?

Cosa avete fatto oggi?




Come avete usato il vostro tempo oggi? Avete goduto la bellezza del mondo che vi circonda, ringraziando per ogni cosa ed essendo consapevoli del vostro potere? Eravate stanchi, arrabbiati, frustrati o delusi della vostra vita, di voi stessi e di quelli che vi stanno accanto? Avete visto la magia che vi circonda oppure eravate consapevoli delle limitazioni che esistono nella vostra realtà?

Quello che fate ogni giorno è importante per la vostra crescita spirituale e ogni giorno è una parte critica del vostro viaggio. Ogni giorno della vostra vita contiene la stessa promessa e magia di ogni altro giorno. L’oggi è un dono. Contiene lo stesso potenziale di ieri e di domani.
Nell’Universo c’è solo il momento presente, pertanto ogni momento di ogni giorno è un passo dentro il successivo. Quando maledite l’oggi, e sperate che domani sarà migliore, state ignorando i doni che questo momento ha in serbo per voi.

Voi siete l’architetto della vostra realtà e la promessa e il potenziale del futuro si trova in quello che fate con ogni momento che vi viene dato. Se passate il vostro tempo nella paura, nelle preoccupazioni e nei dubbi, ricordandovi dei vostri fallimenti e delle vostre mancanze, voi create queste cose per il futuro.
La sfida per l’umanità è quella di stare nel suo potere, ricordare la sua divinità e il suo scopo. Quanto faceste nel passato non è importante se create qualcosa di differente nel presente.

Ogni giorno della vita è benedetto ed è una benedizione. Prendetevi il tempo ogni giorno di riconoscere le benedizioni ed essere grato per ogni persona, ogni esperienza e ogni situazione che incontrate sul vostro cammino. Ognuna è importante. Siate grati per le vostre lezioni poiché ognuna che apprendete crea guarigione per voi e per il mondo. Ognuno di voi è parte delle opportunità di guarigione che sono disponibili per tutta l’umanità e ognuno di voi è importante per questo processo. Nessun giorno è più importante di oggi e quello che voi fate ogni giorno crea guarigione, crescita e comprensione spirituale per tutti.


CONDIVISO DA http://www.animazen.it/cosa_avete_fatto_oggi.html

venerdì 15 maggio 2015

ESSERE UNO

ESSERE UNO

Possa la Pace Prevalere sulla Terra… ti sto chiamando… stai ascoltando? Sono Buddha, e ti sto chiamando,
Ciao sono Gesù, mi ricevi?
Sono Allah, e ti sto chiamando,
per ESSERE Uno
Non siamo separati, ci ritroviamo in cielo,
per connetterci, se proviamo tutti,
Non siamo separati, ci ritroviamo in cielo,
per ESSERE Uno
Che cosa sono sogni e speranze,
se non riuscite a lottare,
o ali e preghiere se non osate mai,
ho bisogno di voi qui e ora, in questo mistero,
per ESSERE liberi.
Non siamo separati, ci ritroviamo in cielo,
per connetterci, se proviamo tutti,
Non siamo separati, ci ritroviamo in cielo,
per ESSERE Uno
Che cosa sono sogni e speranze, se non riuscite a lottare,
o ali e preghiere se non osate mai,
ho bisogno di voi qui e ora, in questo mistero,
per ESSERE liberi, per ESSERE liberi.
Sono Kwan Yin, e ti sto chiamando,
Ciao sono Durga, mi ricevi?
Sono Dea, e ti sto chiedendo,
di ESSERE Uno.
Sono Yahweh, e ti sto chiamando,
Ciao sono Krishna, mi ricevi?
Sono TUTTO CIÒ CHE È, e ti sto ricordando,
che tu sei ME.
Non siamo separati, ci ritroviamo in cielo,
per connetterci, se proviamo tutti,
No, non siamo separati, ci ritroviamo in cielo,
per ESSERE Uno
Che cosa sono sogni e speranze, se non riuscite a lottare,
o ali e preghiere se non osate mai,
ho bisogno di voi qui e ora, in questo mistero,
per ESSERE liberi… per ESSERE Uno… per ESSERE liberi… per ESSERE Uno...
Sì, siamo tutti Uno, e solo l’AMORE è reale.


condiviso da http://blog.libero.it/vehuelrossocuore/4365611.html

NOI SOLI SIAMO I PADRONI DEL NOSTRO DESTINO

NOI SOLI SIAMO I PADRONI DEL NOSTRO DESTINO Con il controllo dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti, siamo liberi di attirarci cause armoniche o disarmonie in ogni istante della nostra vita, soprattutto. Se impariamo ad osservare noi stessi e gli altri scopriremo ben presto che ognuno raccoglie ciò che semina. Controllando le nostre reazioni verso il mondo esterno, noi diventiamo padroni completi della nostra vita. Vivendo in armonia QUI e ORA, noi siamo in grado di equilibrare le energie negative che abbiamo creato nel passato e prepararci un futuro di pace e benessere. Quando comprendiamo cos'è che genera le cause e gli effetti, cambia completamente la nostra attitudine verso coloro che provocano disarmonia in noi. Comprendiamo che essi stanno seminando una causa, mentre noi stiamo soltanto raccogliendo il frutto di ciò che abbiamo seminato nel passato. Dovremmo sempre ringraziare coloro che ci fanno del male, perché in questo modo ci permettono di "chiudere un ciclo" che abbiamo aperto tempo fa, magari in una vita passata. Dice Richard Bach: "Quando hai davanti un problema, guardagli nelle mani: vedrai che ha un regalo per te".

condiviso da http://www.viveremeglio.org/0_crescere02/c2volum/c2-01-21.pdf

GLI ESSERI UMANI ANGELICI

Immagini degli Esseri Umani Angelici
Anche se l’umanità attribuisce nomi maschili o femminili agli Arcangeli, il Regno Angelico è androgino, nei vostri termini, né maschile né femminile. Poiché considerate determinati attributi dell’AMORE, quali il nutrimento e la compassione come femminili, ed attributi quali la forza come maschili, voi attribuite il sesso agli Angeli. Il sesso esiste soltanto nella polarità. Noi siamo ben al di sopra della polarità. Siamo completi. Gli Esseri di Luce che appartengono al Regno Angelico sono forme plurali/multidimensionali di energia integrale cosciente. La nostra coscienza di pluralità è la ragione per cui  non facciamo riferimento a noi stessi o non riferiamo i nostri messaggi a voi con il pronome singolare “Io”.  Tuttavia in apparente paradosso siamo anche singolari nell’unificazione.
Gli Umani hanno la tendenza a creare immagini di Angeli che sono responsabili in qualche misura delle idee sbagliate sulla loro vera natura. I vostri dipinti e murales raffigurano  figure maschili muscolose e figure femminili con ali piumate, o una serie di angioletti in miniatura. Gli Angeli non sono né maschi né femmine nella loro Essenza. Il sesso è un aspetto della polarità/dualità. E naturalmente gli Angeli non hanno ali, piume o nemmeno grandiose forme umane. Non siamo in alcun modo offesi da tali immagini, esse sono semplicemente le immagini mentali dell’artista che raffigurano e rafforzano alcune delle idee sbagliate.
Molte delle vostre scritture e testi religiosi vi dicono che “Dio” ha creato l’umanità a “sua” immagine. Voi vedete persino “Dio” come un maschio patriarcale con un corpo umano.
E’ lo stesso processo mentale di pensiero che logicamente immagina gli Angeli come aventi forma umana.
Tali immagini celesti esercitano una grande influenza sui vostri pensieri ed emozioni, ed è quindi naturale che creiate immagini comprensibili per facilitare il vostro interfacciarvi con il Divino.
Ci sono innumerevoli forme di vita dell’Intelligenza Divina nel Cosmo che hanno “corpi” molto diversi dalle forme che ci sono sulla Terra. Anche queste sono create ad “Immagine di Dio”. E così capite l’immagine di Dio che è vita, è luce consapevole, è AMORE.
Nel corso degli eoni, l’umanità ha avuto la tendenza a considerare i Maestri Ascesi, i Maestri Spirituali, il Concilio di Gruppo, le Divinità e gli Extraterrestri benevoli come Angeli. Non lo sono.
Il Concilio Cosmico di Luce, i Maestri Ascesi, l’Alleanza Siriana-Pleiadiana sono entità unificate che operano generalmente nei Consigli. Queste sono discipline rappresentative e di consulenza che esprimono dottrine, principi, teorie e credenze associate ad un corpo di conoscenza. Il Concilio Cosmico di Luce è composto principalmente da esseri altamente progrediti che hanno sperimentato e completato le lezioni della dualità fisica, ed hanno scelto di assistere empaticamente l’umanità. Allo stesso modo molti dell’Alleanza Siriana-Pleiadiana  hanno sperimentato la vita sulla Terra.


CONDIVISO DA http://lightworker.it/msg_metatron_january_11.html

LE MONTAGNE DEGLI ANGELI...........

In ogni epoca, le cime delle montagne sono state venerate dagli esseri umani come sede della divinità. Nel suo sguardo verso il cielo, l...